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Cinque case che rileggono Roma Sud

Da Testaccio al Quadraro, da Garbatella all'Ostiense: il sud romano riscrive la grammatica della casa con il riuso al posto della ricostruzione.

Redazione · 07 maggio 2026 · 6 min

Piazza centrale della Garbatella, palazzine razionaliste degli anni Trenta.
Piazza Benedetto Brin, Garbatella — Roma·Foto Torvindus / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

Roma Sud non è più il quartiere del passato. Cinque case fra Testaccio, Garbatella, Ostiense e Quadraro lo dimostrano.

Avevamo chiuso il numero zero, sul versante delle case, con cinque interni di Roma Nord. La promessa, in coda, era di tornare al sud — Testaccio, Garbatella, Ostiense — per vedere se la grammatica del decennio cambiava di quartiere o restava la stessa. La risposta è netta: cambia. E cambia in modo interessante.

Roma Nord, l'avevamo visto, sta scrivendo una nuova grammatica del bianco lavorato, della soglia compressa, della libreria continua. Roma Sud sta facendo qualcosa di diverso. È più ruvida, meno preziosa, più attenta alla matericità grezza che al dettaglio raffinato. Lavora con cementi a vista, ferri ossidati, mattoni recuperati. Riusa più di quanto ricostruisca. Conserva più di quanto sostituisca. È — in una sola parola — più popolare. Anche quando la committenza è alta.

Le cinque case che presentiamo qui le abbiamo viste fra fine marzo e fine aprile. Una a Testaccio, una al Quadraro, una a Garbatella, una a Ostiense, una di nuovo a Testaccio. Ordine di stagione.

1. Casa T1, Testaccio — il mattone scoperchiato

Casa T1 è una casa di duecentodieci metri quadri al primo piano di una palazzina del 1928 a Testaccio, in via Galvani. La proprietaria è una sceneggiatrice romana sui cinquanta. Il progetto è di uno studio di tre architetti — due donne, un uomo, tutti sotto i trentotto anni — che hanno rimosso completamente l'intonaco delle pareti perimetrali per riportare a vista il mattone originale del 1928, restaurandolo poi con malta di calce idraulica chiara.

Il dettaglio più riuscito è la scelta di non intonacare di nuovo. Tutte le pareti perimetrali della zona giorno sono in mattone a vista, leggermente scuro, con un effetto di profondità che chi è abituato a Roma Nord non ha mai visto in casa. Il pavimento è in graniglia veneziana riportata, color avorio con inserti neri. La cucina è un blocco in acciaio inox satinato sospeso da terra di quaranta centimetri.

Materiali: mattone storico restaurato (perimetro), graniglia veneziana riportata (pavimenti), acciaio inox satinato (cucina), legno di castagno non trattato (porte). Cifra del progetto: dichiarata in centoventimila euro, esclusi mobili.

2. Casa Q, Quadraro — la verandina ritrovata

Casa Q è la più piccola delle cinque. Settanta metri quadri al pianterreno di una palazzina anni Cinquanta del Quadraro vecchio, ridisegnata da un'architetta romana, trentacinque anni, alla sua quarta casa firmata in autonomia. La cifra del progetto è il recupero di una verandina di sei metri quadri che era stata chiusa illegalmente negli anni Settanta e che è stata ridemolita per restituire all'appartamento il suo affaccio originale.

"Quando un committente ti chiede di riaprire una verandina, ti chiede in realtà di ridare luce a tutta la zona giorno", ci spiega l'architetta sul posto. "È una mossa che fa cambiare di trenta gradi il modo in cui si abita la casa. La cucina, che prima era cieca, è diventata la stanza più luminosa." La cucina, ridisegnata, è in gres porcellanato verde militare — una scelta forte — con un piano in legno di noce massello.

Materiali: gres porcellanato verde (cucina), parquet rovere a listoni larghi (pavimenti), pietra di Trani (verandina), tessuti in lino sbiancato (tendaggi). Cifra: stimata in 95mila euro.

3. Casa G, Garbatella — il razionalista riveduto

Casa G è una casa al secondo piano di una palazzina razionalista del 1936 alla Garbatella, lotto storico, vincolo della Soprintendenza. Centotrenta metri quadri ridisegnati da uno studio di Garbatella nato due anni fa, quattro architetti dai trenta ai quarantadue. La cifra del progetto è il rispetto rigoroso del vincolo: tutti gli interventi sono interni, nessun cambiamento di facciata, nessuna modifica delle finestre originali in legno.

"Abbiamo capito subito che il vincolo non era un problema, era una guida", ci dice Andrea, il socio anziano dello studio. "La Garbatella razionalista ha già una sua bellezza esterna. Quello che manca, dentro, è una distribuzione che funzioni per le famiglie del 2026. Abbiamo lavorato solo su questo." Dentro: i pavimenti originali in cementine sono stati restaurati cementina per cementina, le porte interne sono state mantenute, ma sono stati ricavati due nuovi bagni dove prima ce n'era uno solo, e la cucina è stata aperta sulla zona pranzo.

Materiali: cementine originali restaurate (pavimenti), legno laccato bianco opaco (cucina), travertino chiaro (bagni), tessuti in cotone naturale. Cifra: 140mila euro.

4. Casa O, Ostiense — la fabbrica abitata

Casa O è la più ambiziosa. Trecentoventi metri quadri all'ultimo piano di un ex stabilimento di Via Ostiense convertito in residenze nel 2021. Doppia altezza, una vetrata d'angolo lunga undici metri, un pilastro di ferro originale che attraversa la zona giorno. Lo studio è di Milano — uno dei nomi grossi del decennio italiano — al primo intervento residenziale a Roma.

Il progetto è una scommessa: non nascondere la natura industriale dell'edificio. Il pilastro di ferro è stato sabbiato e lasciato grezzo. Il soffitto in travi di acciaio è stato verniciato di nero opaco. Il pavimento è in resina cementizia continua, color piombo chiaro. Una sola scelta calda compensa il tutto: una libreria di nove metri in noce massello, fatta su disegno, lungo l'unica parete cieca del soggiorno. Tre poltrone Hans Wegner originali del 1965, comprate all'asta a Copenaghen, completano la zona lettura.

"Roma stava aspettando un loft serio", ci dice il proprietario, un dirigente di una multinazionale, romano di Trastevere, sui cinquantacinque anni. "Tutti gli ex stabilimenti convertiti finora sono stati ridipinti come se fossero appartamenti normali. Era uno spreco. Quando ho preso questo, l'unica condizione era: lasciamolo industriale." Cifra del progetto: dichiarata in 480mila euro.

5. Casa T2, Testaccio — la cucina-strada

L'ultima è di nuovo a Testaccio, in piazza dell'Emporio, novanta metri al terzo piano di una palazzina anni Trenta. La proprietaria è una giovane regista romana, sui trentaquattro, alla prima casa di proprietà. Il progetto è di un architetto di Garbatella, alla seconda casa firmata. La cifra del progetto è la cucina: una cucina-strada lunga cinque metri e settanta, larga novanta centimetri, che attraversa la casa come un corridoio attrezzato.

Ai due lati della cucina-strada si aprono il soggiorno e la camera da letto. La cucina è il centro fisico e funzionale dell'appartamento, e la regista ci tiene a dirlo: "Vivo in cucina. Lavoro in cucina. Mangio in cucina. Quando faccio cena per gli amici, la cucina-strada è il tavolo. Non c'è un tavolo da pranzo. Ho voluto eliminare il tavolo da pranzo per principio."

Materiali: lamiera zincata grezza (cucina-strada), parquet rovere fumé (pavimenti zona notte), cemento lisciato (pavimento cucina), tessuti in canapa naturale. Cifra: 78mila euro.


Cinque case, cinque modi diversi di leggere il sud romano. Casa T1 lavora sul mattone storico ritrovato. Casa Q sul recupero della luce attraverso la verandina. Casa G sul rispetto rigido del vincolo razionalista. Casa O sulla scommessa industriale. Casa T2 sulla cucina come centro fisico.

Se il filo conduttore di Roma Nord era la grammatica della preziosità (bianco lavorato, soglia compressa, libreria continua), il filo di Roma Sud è la grammatica del riuso. Si lavora di più con quello che c'è già. Si conservano i pavimenti originali, si riaprono le verandine murate, si lasciano i mattoni a vista, si tengono i pilastri di ferro. È un'idea di abitare diversa — meno scrittura nuova, più rilettura — e racconta un decennio in cui anche la committenza romana ha cominciato a fare pace con la propria storia recente.

Nel prossimo numero, due puntate parallele: il quadrante est (Pigneto, Centocelle, Pietralata) e il quadrante ovest (Monteverde Vecchio, Gianicolense, Portuense). Le abbiamo già messe in agenda.

Roma Sud — sopralluogo del 5 maggio 2026